
Una cordata di investitori cinesi e arabi ha acquisito il Lido Santa Lucia, storico stabilimento balneare di Torre Annunziata, con l’obiettivo di trasformarlo in un ambizioso progetto di rigenerazione turistica dal respiro globale. L’operazione, siglata da un consorzio guidato dalla società di Dubai Al-Sharq Hospitality e dalla cinese Silk Road Resorts, prevede un investimento di 50 milioni di euro per «ridisegnare il rapporto tra cultura locale e ospitalità internazionale».
La rigenerazione partirà dalla riqualificazione architettonica del lido, che conserverà la facciata anni ’50 ma integrerà tecnologie sostenibili: pannelli solari camuffati da vele mediterranee e una banchina “smart” con docking station per yacht elettrici, imbarcazioni da crociera a energia solare, cargo “green” e piattaforma per gli idrovolanti che consumano “solo” 200 galloni di diesel per ora di volo. «Sarà un ponte tra il patrimonio marittimo e il futuro», assicura Li Wei, CEO di Silk Road Resorts.
Non tutti però plaudono. I bagnanti storici temono il boom di traffico: «Tra le navi che attraccano, gli idrovolanti per i tour panoramici e le auto dei turisti, rischiamo il collasso», protesta Lucia Esposito, una bagnante del vicino lido mappatella. «Lo chiamano progetto di rigenerazione, ma con quei mezzi anfibi che atterrano nell’acqua, chi si fa il bagno?».
Il piano prevede anche un “Corridoio Gastronomico Rigenerativo” nelle arcate borboniche, anch’esse di proprietà arabo-cinesi, con ristoranti fusion arabocampani (dal couscous alle zeppole) e un mercato ittico hi-tech gestito da algoritmi. «La rigenerazione economica passerà dal cibo», conferma l’imprenditore saudita Khalid Al-Farsi. «Useremo droni per consegnare granite direttamente agli ombrelloni, più veloci dei gabbiani».
A scatenare ulteriori polemiche, le dichiarazioni dell’assessore del Comune, che minaccia azioni legali contro il nostro giornale: «Avete rivelato dettagli sensibili sui sistemi di monitoraggio delle imbarcazioni e i percorsi dei mezzi anfibi, esponendo dati riservati. Se non rettificherete, vi denunceremo al Garante della Privacy. La rigenerazione non è una scusa per il doxing marittimo!».
Il responsabile delle comunicazioni Kat-Al-Gherm cerca di calmare le acque: «La banchina sarà realizzata a 500 metri dalla zona balneare, e i mezzi anfibi avranno rotte dedicate. La rigenerazione è come un pranzo di Natale: tutti litigano, ma alla fine si mangia bene, a base di pesce, anche se è aprile».
Intanto, tra gli stabilimenti vicini serpeggia l’ironia: «Se gli investitori vogliono rigenerare il traffico, comincino a sistemare la statale 268», sbotta un gestore anonimo. E c’è chi scommette su un futuro parcheggio subacqueo: «Tanto, con i continui allagamenti in città, oramai siamo abituati».
Curiosità: Il progetto prevede un’installazione artistica galleggiante, Il Vesuvio di Luce, che di notte proietterà ologrammi di eruzioni… di color marrone. «Per ricordare», dicono gli investitori, che la “rigeneratio non olet”».
La redazione ricorda che ogni progetto di rigenerazione richiede un pizzico di fantasia. Oggi, 1° aprile, più che mai. (Nessun mezzo anfibio, assessore o giornalista è stato maltrattato durante la redazione di quest’articolo).